Memento è un film di Cristopher Nolan, tratto dal racconto del fratello Jonathan “Memento Mori” e pubblicato nel 2000. Per quanto sia quasi un decennio ormai che il film è uscito nelle sale, l’argomento principale rimane molto attuale.

La memoria infatti costituisce una parte integrante della nostra vita, traccia la mappa sensoriale delle nostre azioni, del nostro sentire e quindi del nostro vissuto.

Nel lavoro dei fratelli Nolan viene raccontata la storia ormai frammentata del protagonista Leonard Shelby che, dopo un incidente nell’appartamento in cui viveva con la moglie, cerca di riassemblare i pezzi della sua vita ormai irreparabilmente scompaginata.

Tutto parte da quando Leonard, interpretato da Guy Pearce, si sveglia d’improvviso una notte chiamando sua moglie che era in bagno, vittima di un certo signor John.G che dopo averla stuprata la uccide. Leonard cerca di aiutarla colpendo lo stupratore, ma viene ferito a sua volta alle spalle da un secondo uomo, sbatte la testa e sviene per terra. Quando si sveglia non si ricorda nulla, se non il volto della moglie morente. Inizia a perdere colpi, non riesce a trattenere nuove informazioni per più di quindici minuti circa. Si scopre così affetto da una strana patologia chiamata amnesia anterograda, che aveva riscontrato precedentemente in un paziente che seguiva per il suo lavoro di investigatore per un’agenzia di assicurazioni.

Da una vita comune come ogni altro Lenny, così come lo chiamava la moglie, si trova a cercare disperatamente una soluzione per controllare gli eventi intorno a lui e di conseguenza per monitorare le sue azioni. Così si trasforma tutto: il suo atteggiamento di fronte alla vita, il suo corpo che assomiglia sempre più ad un’enorme pagina di un taccuino pieno di tatuaggi-appunti da tenere sempre in mente, come dati chiavi per riuscire a far quadrare i conti, per vendicare l’amore della sua vita e per riprendersi quella memoria che gli è stata portata via. Dopo una continua successione di flashbacks il nostro protagonista riesce a vendicarsi, dopo aver scoperto di essere stato sempre in compagnia dell’uomo che voleva uccidere, un certo Teddy che aveva abilmente approfittato del suo problema per non farsi riconoscere; anche se probabilmente non si ricorderà mai di averlo fatto, come molti personaggi del film gli diranno.

Un film, questo, nel suo genere molto particolare e complesso a causa delle scelte dell’autore che manipola la storia in un intricato intreccio, inframmezzato da flashbacks e ritorni al presente, come se volesse farci entrare in empatia con il protagonista e provare la sua stessa amnesia. Particolarmente utile a questo scopo è stata la scelta del bianco e nero nei momenti di rewind, insieme alla perfetta mimica di Guy Pearce che ha saputo esprimere molto bene il suo stato di spaesamento totale. 

La storia di per sé non è particolarmente difficile da comprendere, se non fosse per il modo in cui la si racconta, attraverso le strategie narrative e visive citate.

Il finale è la parte che meglio spiega l’afflizione del personaggio principale e che rende questa pellicola un Cult in tutti i sensi. Leonard Shelby infatti dichiara di voler essere come gli altri, si rende conto che la vita è fatta solo di ricordi e che questi sono importanti per una persona perché forse sono l’unica cosa che la riempie veramente, e anche lui vuole vivere di questo. Continua così instancabilmente a scrivere post-it su post-it, ad appuntare ogni singolo particolare della sua vita, per poi essere in grado di rileggerla come un’importante opera letteraria.

Un film, in questo senso, moraleggiante che insegna a non dare mai nulla per scontato, a vivere ogni attimo della propria vita e sapergli dare peso. Perché in fin dei conti siamo fatti delle scelte che facciamo e delle azioni che eseguiamo e la nostra identità viene costantemente filtrata dalla memoria che gli altri e soprattutto noi abbiamo di noi stessi.