Oggi sono trascorsi 40 anni da quando l'Italia vinse la sua prima e tuttora unica Coppa Davis di tennis, contro il Cile. La certezza della conquista in realtà arrivò il giorno prima, il 18 dicembre 1976 quando il doppio formato da Paolo Bertolucci ed Adriano Panatta, sconfisse quello sudamericano formato da Patricio Cornejo e Jaime Fillol. Eppure questo trofeo nel nostro paese non fu festeggiato come avrebbe meritato e nemmeno oggi lo si ricorda volentieri. Vediamo il perchè.

Infatti l'11 settembre 1973 in Cile ci fu il colpo di stato militare con tanto di bombardamento al Palacio de La Moneda (palazzo presidenziale) e instaurazione della dittatura del generale Augusto Pinochet. L'allora presidente Salvador Allende si suicidò. Il Cile avanzò verso la finale della Coppa Davis 1976 a suon di rifiuti degli avversari di affrontarlo, per protesta contro la dittatura dello stesso Pinochet. L'ultimo di questi prima dell'atto conclusivo del torneo arrivò dall'Urss. L'Italia superò sull'erba di Wimbledon per 4-1 l'Inghilterra nella finale della zona europea, dopo aver eliminato in precedenza la Svezia. I nostri con fatica sulla terra rossa del Foro Italico, sconfissero 3-2 l'Australia. Il dibattito sul partecipare o meno alla finale di Coppa Davis contro il Cile fu molto acceso. Si schierarono per il no tra gli altri: il complesso degli Inti Illimani, che al momento del colpo di stato di Pinochet si salvarono per miracolo perchè in visita in Italia e Domenico Modugno. Il segretario del partito comunista cileno Luis Corvalan e il responsabile dello sport per il PCI Ignazio Pirastu furono a favore del sì. Il capitano non giocatore dell'Italia, Nicola Pietrangeli, fu minacciato di morte per la sua volontà di disputare la finale. La nazionale italiana andò a prendere l'aereo per il Cile all'aeroporto di Fiumicino scortata dalla polizia. Al ritorno nel nostro paese non trovò nessuno a festeggiare la conquista del trofeo. Su questo trionfo è rimasto solo un filmato della durata di 26 minuti e 42 secondi. La qualità delle immagini è purtroppo orribile e non vi è riferimento alcuno alla situazione politica del Cile. Eccone un breve stralcio

.

Per approfondire meglio l'argomento trattato in questo pezzo ci si può affidare pure alla letteratura. Il primo libro che vi presentiamo è Sport in Tv di Massimo De Luca e Pino Frisoli. Qui si parla della scelta del colore o del bianco e nero per la trasmissione di certi incontri prima della finale. Poi viene trattata in maniera approfondita la questione della decisione di non trasmettere l'evento in diretta da parte della Rai. Su questo punto è interessante il punto di vista dello stesso Massimo De Luca nel paragrafo dal titolo: "Coppa Davis 1976, un'emozione rovinata". Il secondo libro è Sei Chiodi Storti di Dario Cresto-Dina. Qui la Coppa Davis 1976 diventa motivo di analisi di quell'anno per il tennis italiano e viene trattato in maniera ampia il dibattito pro o contro la finale. Dulcis in fundo c'è il libro di Lorenzo Fabiano dal titolo: Coppa Davis 1976. Una storia italiana. Esiste pure il film documentario del 1979 di Mimmo Calopresti dal titolo La maglietta rossa, per ricordare l'abbigliamento indossato da Panatta e Bertolucci nel doppio in segno di sfida a Pinochet.

Lo sport non dovrebbe avere nulla a che fare con la politica. Purtroppo però questo non è stato il primo caso e non sarà neanche l'ultimo in cui ciò non è avvenuto. Il trionfo del 1976 è stato recentemente ricordato da un francobollo in cui però non hanno trovato spazio i protagonisti dell'impresa.