Il baraccone rotondocratico e rotondolatrico italico, per dirla con Oliviero Beha, smarritosi negli abissi finanziari e stretto nella morsa della manifesta incompetenza dei suoi dirigenti, è ormai in caduta libera, pronto ad implodere da un momento all’altro. C’è chi invoca il fair play finanziario affinché si presti soccorso all’agonizzante pallone a strisce bianco-rosso-verdi. Ma si fa sempre più spazio anche l’opinione di chi demonizza il progetto dell’Uefa, di cui Michel Platini ne è il principale promotore, scongiurandone l’approvazione. Se entrerà in vigore, la regola proposta dal Comitato Esecutivo Uefa nel 2009 in seguito alle folli spese del presidente madridista Florentino Perez, atta ad estinguere i debiti delle società calcistiche europee e ad indirizzare queste ultime sulla strada dell’autofinanziamento, sarà il definitivo colpo di grazia per lo sport più seguito nel Belpaese? Cos’è il Ranking Uefa? E come viene attribuito il coefficiente Uefa? Team ranking e country ranking: what are?

IL RANKING E I SUOI COEFFICIENTI - Il coefficiente Uefa è il perno del sistema di attribuzione dei punteggi da parte della Union of European Football Associations. Tali punteggi si basano sui risultati ottenuti da tutti i club europei nelle competizioni per club UEFA durante le ultime cinque stagioni. Ogni squadra che partecipa alla Champions League (CL) o alla Europe League (EL) ottiene dei punti in base ai risultati conseguiti: ai quattro punti per la partecipazione alla fase a gironi di UEFA Champions League e agli altri quattro punti per la qualificazione agli ottavi di finale, vengono aggiunti 2 punti per vittoria e 1 per pareggio, cui si sommano alcuni punti bonus in caso di passaggio di turno (1 punto extra per ogni passaggio di turno) ed il 20% del coefficiente nazionale per la stagione considerata. Il tutto prende il nome di coefficiente di squadra e viene utilizzato per calcolare il ranking di ogni team. I coefficienti vengono calcolati con una media: dividendo il totale dei punti ottenuti per il totale dei club della stessa federazione partecipanti alle due competizioni di quella stagione. La cifra che si ottiene viene sommata a quella delle precedenti quattro stagioni per calcolare il coefficiente. Quando due nazioni hanno lo stesso coefficiente, la federazione con quello più alto nella stagione più recente viene posizionata davanti.

IL TEAM RANKING E IL COUNTRY RANKING - Qual è la distinzione tra team ranking e country ranking? Il team ranking si ottiene calcolando la somma dei coefficienti di club delle ultime cinque stagioni e viene utilizzato per determinare le teste di serie nei sorteggi di competizioni per club. Analogamente si procede per i punteggi per nazione, che determinano il numero di squadre partecipanti, anno dopo anno, alle competizioni europee. Il coefficiente per nazione non è altro che la media dei punti delle squadre appartenenti ad una determinata federazione che, nell'anno considerato, hanno partecipato alle competizioni europee (EL o CL). Il country ranking, invece, è la somma dei coefficienti per nazione delle ultime 5 stagioni. Così si ricava la classifica delle nazioni e si determina il numero di posti assegnati nelle competizioni a quella federazione per le stagioni successive.

DOVE SI TROVA L’ITALIA? - Analizzando la classifica delle nazioni, aggiornata al 2013, l’Italia si piazza al quarto posto, alle spalle di Spagna, Inghilterra e Germania, e subito incalzata da Francia e Portogallo. La Spagna è l’aprifila con un punteggio pari a 85.453, dato dalla somma del coefficiente della stagione 2008/09 (13.312), 2009/10 (17.928), 2010/11 (18.214), 2011/12 (20.857) e 2012/13 (17.142). Subito dopo segue l’Inghilterra con il suo punteggio di 81.535 (15.000 nella stagione 2008/09, 17.928 nel 2009/10, 18.357 nel 2010/11, 15.250 nel 2011/12, 15.000 nel 2012/13). Poi è il turno della Germania, che continua imperterrita la sua scalata al gradino più alto del podio: il suo punteggio di 77.900 è figlio della somma di 12.687 (2008/09), 18.083 (2009/10), 15.666 (2010/11), 15.250 (2011/12) e 16.214 (2012/13). Segue l’Italia, al quarto posto, con 63.981 (i coefficienti Uefa dal 2008 al 2013: 11.375, 15.428, 11.571, 11.357, 14.250). Francia e Portogallo, per concludere, le stanno alle calcagna, rispettivamente con 59.000 (dalla stagione 2008 ad oggi: 11.000, 15.000, 10.750, 10.500, 11.750) e 58.334 (sempre dal 2008 al 2013: 6.785, 10.000, 18.000, 11.833, 10.916). Tirando le somme: la Spagna può candidare 3 squadre su 7, così come l’Inghilterra, mentre la Germania e l’Italia ne possono presentare due. Francia e Portogallo, al momento, una sola.

E I CLUB ITALIANI? - Nelle prime posizioni della classifica per club 2012/13 stilata dalla Uefa non c’è posto per le italiane. Sul podio, dal gradino più alto a quello più basso: Barcellona (156.490), Bayern München (138.580), Real Madrid (133.490). Tengono il passo Manchester United (130.307), Chelsea (129.307) e Arsenal (113.307). Per trovare un’italiana, bisogna scorrere la classifica fino alla settima posizione, a cui si piazza l’Inter (105.796). Milan e Juventus trovano spazio al 14° e 20° posto, con i loro rispettivi 93.796 e 70.796 punti. Roma (53.296) e Napoli (46.796), rispettivamente al 43° e 46° posto, sono in coabitazione con F.C. Copenaghen (47.140) e Standard Liegi (45.880). Nei meandri della classifica spazio a Udinese (42.796), Fiorentina (42.796) e Lazio (40.796).

IL FAIR PLAY FINANZIARIO - Il Regolamento UEFA sul Fair-play finanziario (http://www.uefa.com/MultimediaFiles/Download/Tech/uefaorg/General/01/80/54/10/1805410_DOWNLOAD.pdf) sancisce i diritti e i doveri a cui i club europei devono attenersi. Quanto agli introiti, i club dovranno proiettarsi sugli incassi da biglietteria, battagliare sui diritti tv e incrementare sponsorizzazioni e altre attività commerciali. Quanto alle spese, invece, dovranno prendere in considerazione anche quelle operative, le uscite per il personale dipendente, i costi finanziari e di autorizzazione. In caso di deficit tra le entrate e le spese, volgarmente detti “buchi di bilancio", a maggior ragione se non sanati, i club potrebbero incappare in sanzioni, qual è proprio l'esclusione dalle competizioni stesse. All’acronimo FPF si associa istintivamente l'idea di sbarazzarsi per sempre di sceicchi ed istituti di credito che guidano e finanziano corazzate come Real Madrid, Barcellona, Chelsea, Manchester City e Paris Saint Germain.  Ma non è così, specie se si equiparano i fatturati di queste superpotenze con quelli dei comuni mortali, italiane incluse. La fotografia che emerge dal tradizionale e annuale studio della Deloitte Football Money League è straziante e allo stesso tempo impietosa. Real Madrid e Barcellona arrivano a fatturare mezzo miliardo di euro nell'arco di una stagione, il Manchester United poco più di 400 milioni. Di contro, il Milan, che si conferma primo club italiano in questa particolarissima classifica, dichiara a malapena (si fa per dire) 256,9 milioni di euro. La Juventus e i suoi 195,4 milioni di fatturato, con un incremento netto del 27% grazie soprattutto ai ricavi dello stadio (ricevuto in donazione dalla Triade) non reggono il confronto con gli altri top club d’Europa, tra cui Arsenal, Bayern Monaco e Manchester City. Partita persa già in partenza per Napoli, nonostante l’incremento del 29% del fatturato (148, 4 milioni), e Inter (185,9 milioni), sorpassate da nuove realtà, come quella del Borussia Dortmund (189.01 milioni).

LE SOLUZIONI AL PROBLEMA - Una descensus ad inferos senza precedenti, quella del calcio italiano dell'ultimo decennio. Un declino lapalissiano quanto apparentemente irreversibile. L’Italia del calcio resta con un piede nella Preistoria e l’altro nella Protostoria. Non si investe negli stadi di proprietà, né si punta sul merchandising. Per non parlare dei settori giovanili, un tempo laboratori di campioni, oggi far west nei quali procuratori e società speculano infischiandosene delle regole. Il divario tra la nostra filosofia manageriale, quasi sempre legata a doppio filo alla spartizione di poltrone e agli incontrollati flussi di denaro sottobanco, e quelle degli altri campionati stranieri resta abissale, marcato in rosso, enfatizzato dall’incapacità di chi gestisce e controlla. Se da una parte c’è chi vede nel FPF la panacea di tutti i mali, una sorta di palingenesi che investirebbe l'intero mondo pallonaro, e ritiene quindi che si tratti della giusta medicina da somministargli per far tornare a primeggiare sostenibilità e competitività in questo sport; d’altra parte, si fanno sempre più fondati i timori di chi ipotizza una definitiva cristallizzazione dell’attuale gap misurato tra la nostra federazione e il resto del mondo. Secondo i non-esperti, ancor prima che i medici, l'elettrocardiogramma del calcio italiano è piatto. Qualcuno intervenga, e lo faccia alla svelta, prima che sia troppo tardi.